martedì 18 dicembre 2018

Sliding Words - (fonetic): non c'è due senza tre

(Recensione di (fonetic) degli Sliding Words)


Il live è "il momento" nel quale un gruppo viene messe a nudo e fa capire quanta energia, voglia e qualità abbia. Ci sono concerti che rimangono impressi per sempre perché la forza emotiva che c'è dentro non lascia nessuno indifferente. Ci sono gruppi che fanno degli spettacoli che vanno ben oltre la musica, vere e proprie performance dove tutto viene curato fino al minimo dettaglio. Altri scommettono solo sulla forza della propria musica senza utilizzare nulla che possa essere fuorviante dentro al loro percorso. Personalmente penso che il tipo di live offerto dev'essere in linea con la proposta musicale di ogni gruppo e con quello che si propongono di fare, l'importante è che il risultato finale lasci l'ascoltatore completamente soddisfatto.

Se c'è un genere che si presta a avere dei risvolti artistici che si modulano a 360 gradi questo è sicuramente il triphop. E c'è una cosa strana, perché parliamo di un genere ormai "grande" che continua ad avere una sonorità giovane e futurista. E' senz'altro per quello che il duo francese Sliding Words ha scelto prevalentemente quel genere come quello da portare avanti nelle loro composizioni. Anche se oggi mi ritrovo a parlare soltanto della parte musicale che possiamo apprezzare nel loro primo disco, intitolato (fonetic), bisogna tenere in considerazione che la loro musica acquista un nuovo livello nelle loro esibizioni live, dove vengono distribuiti delle cuffie attaccate a vecchi apparati telefonici per riuscire a dare una dimensione più intima e stereofonica alla loro musica. Fatta questa premessa posso tuffarmi completamente nelle tracce di questo interessante lavoro. Come succede con opere del genere la musica sembra essere una complessa operazione di taglia e cuci che finisce per dare un risultato vellutato, elegante e molto sensuale. 

(fonetic)

Se c'è un'altra fondamentale caratteristica del triphop, e che lo rende un genere senza scadenza, è l'idea di mettere insieme diversi generi, di essere un filo che attraversa tutta una serie di elementi e li mette insieme. Questa filosofia c'è anche dentro alla musica di (fonetic). Come prima cosa bisogna partire dall'idea che questo disco mette insieme non solo due persone ma anche due percorsi ed inquietudini musicali. Per quello si cerca sia la parte elettronica, costruita con questo collage sonoro, e quella acustica, presente nella scelta di certi strumenti. Ma l'inquietudine musicale delle due menti dietro a Sliding Words va anche a cercare il macro ed il micro. In altre parole, questo è un disco che ha elementi universali che potrebbero aver dato nascita a questo disco in qualsiasi angolo del mondo, ma d'altra parte c'è la ricerca di suoni della world music, anche attraverso certi strumenti. Questa è una formula che generalmente funziona molto bene e che acconsente di avere dei dischi veramente interessanti. Ancora una volta, e so che lo faccio spesso, credo che sia fondamentale sottolineare che un risultato come questo è raggiungibile solo grazie a due premesse, l'esperienza e l'apertura mentale. Entrambe le cose sono presenti in questo piacevolissimo disco.

L'esperienza live proposta dagli Sliding Words è assolutamente replicabile anche nel privato. Cercate una sistemazione comoda, eliminate qualsiasi possibile distrazione, chiudete gli occhi e con le cuffie alle orecchie lasciate scorrere la musica di (fonetic). Chissà che mete raggiungerete, chissà cosa vivrete, ma in un modo o nell'altro sono sicuro che non rimarrete nello stesso luogo fisico da quando avete iniziato quest'esperienza. Sarà una coccola preziosa e necessaria.

Sliding Words

Prendo due brani che permettono anche di capire le diverse vie che percorre questo disco.
La prima è Bukowski Crash Test, titolo che già di per sé garantisce un brano molto interessante. Più che mai si capisce come un brano possa essere costruito assemblando una serie di elementi, trovando ispirazione da una registrazione, da un arpeggio di tastiera, da una registrazione, da accordi di chitarra che rimangono sospesi nel vento, da un ukulele che potrebbe non c'entrare nulla con tutto il resto ma invece s'incastra alla perfezione. Un brano sorprendente.
Il secondo è Time Is Never Here. Malinconico, elegante, degno erede di quell'aria francese che riesce a rendere tutto raffinato. Bellissima la voce di Maÿen  che ci guida tra queste note bellissime. E' un brano di quelli che toccano il cuore, nel quale artista e ascoltatore siglano un accordo permanente. Consiglio di ascoltare la versione estesa e non quella radio edit.


Sliding Words, parole che scivolano, che possono cambiare significato cambiando il significato di tutta la frase. Questa è l'idea di (fonetic), cioè quella di riuscire a fare capire ad ogni ascoltare che quel brano esiste lì, in quel singolo momento solo per lui, come se l'ascoltatore stesso diventasse per qualche minuto il terzo membro del gruppo e la sua presenza diventasse preziosa. 

Voto 8,5/10
Sliding Words - (fonetic)
Atypeek Music
Uscita 14.12.2018

domenica 16 dicembre 2018

Kerretta - Exiscens: la sorpresa del primo ascolto

(Recensione di Exiscens dei Kerretta)


Ricordo che quando iniziai a capire che la mia vita, invariabilmente, sarebbe girata intorno alla musica le cose erano assolutamente diverse da adesso. Le anticipazioni dei dischi venivano sentite in radio, quando le radio facevano girare bella musica, o viste in tv, quando MTV era un canale rivoluzionario e non la cagata d'oggi. Se volevi conoscere l'artwork dei dischi o avere qualche altra informazione potevi comperare le riviste specializzate ma non era mai esaustivo quello che potevi trovare. Ricordo, da ragazzo, le corse ai negozi di dischi per acquistare, nello stesso giorno d'uscita, il nuovo cd dei miei artisti favoriti, con la paura di non fare in tempo a garantirmi le prime copie. L'emozione del primo ascolto è qualcosa d'impagabile, il giudizio su quello che rappresentava questo nuovo sforzo delle band del cuore, il riascoltare i dischi con le cuffie fino a notte fonda, il piacere di commentargli il giorno dopo con gli amici. I tempi sono cambiati ed è difficile dire se lo siano in meglio o in peggio. Vedo l'emozione dei ragazzi, quando esce un nuovo lavoro, che è abbastanza analoga a quella che sentivo io anni fa. Ma adesso sembra tutto più facile, più digitale, meno tangibile. Il giorno stesso dell'uscita di un nuovo disco già si trova in streaming tutto quanto, come se quel privilegio che era impagabile fosse stato spazzato via.

La filosofia dietro a Exiscens, nuovo disco dei neozelandesi Kerretta, è molto interessante. Di comune accordo insieme alla loro casa discografica non è stato anticipato nulla fino a due giorni fa, quando il disco è uscito. Non c'era una copertina, non c'era alcun single apri pista, nulla. Solo un atto di fiducia da compiere conoscendo la band, così chi avrebbe comperato in tappa di prevendita questo lavoro si è trovato a scoprire da capo la tracklist, l'artwork e altri elementi. Per gli addetti ai lavori come me ci è stato fatto conoscere la tracklist, fornendoci anche i file audio ma senza sapere nulla della copertina. Una scommessa interessante, controcorrente e, in un certo modo, nostalgica. Molto conseguente anche a quello che è la costruzione di quello che diventa il quarto lavoro della band. E' così perché i brani che si ritrovano in questo lavoro sono dei brani che non avevano mai avuto una vita fisica, versioni inedite di altri brani e altre tracce inedite. Insomma, un bel pacco di Natale. Qualche volta le scommesse come questa non danno il risultato adatto, perché potrebbe sembrare che tutta questa operazione serva a mascherare un risultato mediocre; in questo caso non è proprio così. Questo è un disco ottimo, pieno di originalità e di coerenza sonora. Non ci sono "sbalzi" tra un brano e l'altro ma sembra di ascoltare un lavoro composto ex-novo. E bisogna pensare che i brani contenuti sono stati creati in un arco temporale che va oltre il decennio. 

Exiscens


Il successo di Exiscens, che rende coerente la scelta di band e casa discografica, sta nel fatto che l'ascoltatore coraggioso, che ha deciso a scatola chiusa di acquistare questo disco, rimarrà piacevolmente contento ascoltando questa nuova uscita dei Kerretta. Spesso credo che il post rock abbia il difetto di essere piatto o di abusare di certe dinamiche non regalando nuovi spunti. Invece questo lavoro è intenso, riflessivo, ipnotico, trascinante ed emotivo. Si va da brani che possiamo assolutamente definire come heavy post rock ad altri che sembrano ambient. Si va dalla potenza di un riff alla versatilità della costruzione di un tappetto strumentale. Tutto quanto legato da un senso di coerenza, da un'impronta comune che fa sempre capire qual è il gruppo che sta suonando. E occhio, che in questo caso non era una cosa semplice perché, ricordo, parliamo di un lavoro che è una specie di compilation di dieci anni di musica e di un processo che, come nella vita di qualsiasi band, fa venire fuori un'evoluzione nei suoni, nel modo di scrivere, nella voglia di raccontare cose nuove e nell'esperienza nel farlo. Coerente e personale, una creatura della quale è facile descrivere carattere e modo di essere. Dettagli che permettono di far capire qual è la grandezza di un gruppo e qual è la capacità di avere una voce propria, diversa dal resto. In un certo modo questa prova è promossa a pieni voti.

Exiscens

A questo punto la sorpresa dei Kerretta non è soltanto un gradito regalo per i propri fans ma Exiscens diventa un disco da divorare e riascoltare per tutti gli amanti del genere. Una porta d'ingresso per chi non conosce la band e una chicca per chi, invece, si diletta con la loro musica da tempi remoti. Se magari avete già aderito alla prevendita e avete già avuto modo di scoprire di botto tutto quello che c'è dentro la sorpresa sarà stata ancora maggiore.

Kerretta

Pesco due brani che permettono di vedere la contrapposizione presente in questo disco che viene lo stesso unita dall'impronta della band.
Il primo è The Trouble with Us che inizia con la parte più aggressiva o pesante della band grazie a un potente riff di chitarra che sorregge tutto il resto per poi scivolare verso acque più tranquille. Come quando si attraversa un oceano, si sa, il mare non sarà sempre calmo.
Il secondo è Ornithomancy. La stessa chitarra che prima minacciava di buttare giù un palazzo con la sua distorsione adesso ci crea un'atmosfera bellissima, intensa, fatta da sfumature. Ed è il lavoro di blocco di tutta la band quello che conferisce la concretezza di questo brano. Il suo modo di scivolare con personalità tra i giochi della chitarra, le linee di basso, mai banali e sempre effettive, e il motore della batteria, capace di regalare tempo, spazio e profondità. Bellissima.


Forse il messaggio che deve arrivare a tutti quanti è che Exiscens è un disco che punta a suscitare delle emozioni che, in realtà, non hanno età. La sorpresa della scoperta è una delle sensazioni più belle che ci siano e ben poco importa se si prova da piccoli, quando le emozioni lasciano una traccia più profonda, o da grandi, quando sembra più difficile lasciarsi travolgere. Andando oltre a tutto ciò sta di fatto che questo lavoro dei Kerretta è un disco impeccabile, personale e lodevole. Ecco, adesso avete un'idea regalo per Natale.

Voto 9/10
Kerretta - Exiscens
Golden Antenna Records
Uscita 14.12.2018

sabato 15 dicembre 2018

Speaker Bite Me - Future Plans

(Recensione di Future Plans degli Speaker Bite Me)


Dove si va? Chi lo può sapere. Il nostro percorso personale è sempre soggetto a quello che succede sopra di noi, a quello che il mondo ci offre, a quello che la nostra patria vive, a quello che le dinamiche internazionali determinano. I tempi cambiano e cambiano i modi di essere governati, i modi di dominio, le dinamiche imposte. C'è chi è abile a interpretarle e sa trarre vantaggio, c'è chi non riesce a stare al passo e precipita. L'Europa non è più l'Europa di vent'anni fa ma diventa impossibile sapere dove si troverà tra altri vent'anni; intanto noi cerchiamo l'equilibrio, come un surfista sulla sua tavola.

Future Plans

Lo sapete, se seguite assiduamente questo blog, cerco sempre di portarvi dei dischi appena usciti o di uscita imminente. Qualche volta, però, per svariati motivi non riesco ad ascoltare tutto il materiale che mi arriva e, in certi casi, mi rifaccio alla distanza di qualche mese andando a pescare dei veri gioielli. Future Plans è uno di questi. Uscito nel giorno della "scoperta" dell'America, il 12 Ottobre, il primo album in undici anni dei danesi Speaker Bite Me è una di quelle opere che sconvolge sin dal primo ascolto. Lo fa perché una personalità così ricca da investire l'ascoltatore o, nel mio caso, il recensore. Questo, che è il sesto album della band, è un lavoro che nasce dall'osservazione di quello che capita in Danimarca o più estesamente in tutta Europa. E' la riflessione della band di fronte a un momento storico rarefatto, dove non è chiaro fino in fondo dov'è la crisi e dove ci vuole che ci sia questa crisi. Un momento dove, citando le parole di Signe, cantante e chitarrista del gruppo, "le relazioni tra le persone sono sparite. Forse perché ci sentiamo deboli. (...) Invece di goderci il nostro benessere combattiamo per il nostro surplus." Per quello musicalmente questo disco è freddo, malinconico e molto complesso. E' un conflitto tra la realtà e l'ideale, tra il modo che ci viene imposto di essere e quello che sarebbe l'ideale. E dal conflitto nasce sempre la meraviglia.

Future Plans

E' difficile definire musicalmente questo Future Plans. E' un disco sperimentale, sporco, elettrico, alternativo ma profondamente rock. La butto lì, in certi momenti sembra di essere di fronte a certi brani dei The Gathering ma senza la parte metal o più dark degli olandesi. Gli Speaker Bite Me sanno creare delle atmosfere intense che bastano ad avvolgere chi prende in mano questo disco. Una volta dentro a queste atmosfere tutto cambia, tutto si arricchisce prendendo direzioni complesse. Senza essere una band progressiva la maggioranza dei brani hanno un'importante lunghezza che diventa fondamentale per raccontare la storia che vogliono raccontare. Ecco il conflitto, ecco la luce in mezzo al fumo, ecco il ricordo delle cose essenziali che in fondo sono quelle importanti. La band prima ci dipinge il mondo attuale e poi ci insegna come si potrebbe venire fuori, come la vita sia preziosa semplicemente perché è vita. Per quello la loro musica passa dal rumore a l'asciuttezza di una melodia preziosa. Dal molto al poco, dall'acidità all'emozione. Come dicevo prima: ecco il conflitto. 

Future Plans

Sono un amante degli oasi. E non mi riferisco a quelle isole verdi in mezzo ai deserti. Gli oasi sono quei posti sacri che sembrano resistere a tutto quello che c'è intorno. Future Plans è un canto agli oasi e diventa, esso stesso, un oasi musicale. La meraviglia che ci regalano gli Speaker Bite Me è quella di offrirci un disco nato da riflessioni attuali ma che fa bene all'anima adesso, ieri e domani. Perché questo disco è una guida da seguire se si vogliono scoprire gli oasi, quelli fisici ma anche quelli spirituali.

Speaker Bite Me

Prendo due brani da questo maestoso disco che, in tutti casi, va ascoltato per intero.
Il primo è Act, apertura perfetta di questo lavoro. Subito viene fuori un brano fumoso, immerso nel grigiore della vita. Ci sono diversi elementi che mi portano al triphop ma piano piano che scivola via si capisce che il grigio è solo il contorno e che bisogna cercare la parte centrale, quella luminosa, perché lì c'è la luce, la gioia, la bellezza. Il rumore non riesce a mascherare l'intensità melodica e l'insieme armonico. Chitarre alla The Gathering, basso pieno di groove, voce celestiale: conflitto.
La seconda è Sweet Expectation. Sembra un brano tiratissimo, intenso, sudato, vissuto e per più della metà del tempo è così. E poi... l'oasi, la fine del rumore e la bellezza di una tastiera che fa il tappetto di pianoforte per delle voci vellutate. Perché le cose belle stanno nel profondo e si svelano piano piano solo a chi ha la pazienza di trovarle. Bellezza pura.


Undici anni sono tanti. Molte cose cambiano aldilà del modo di guardare il mondo. Nel caso degli Speaker Bite Me questi undici anni sono stati degli anni dove tutta la loro osservazione e il loro modo di essere e di vivere viene tradotto in cinque brani, quelli che compongono Future Plans. Non so voi ma io ho l'impressione che tutto può cadere a pezzi ma ci sarà sempre un luogo del cuore dove essere al riparo da tutto.

Voto 9/10
Speaker Bite Me - Future Plans
Pony Rec
Uscita 12.10.2018

giovedì 13 dicembre 2018

Splendidula - Post Mortem: in cerca di un senso

(Recensione di Post Mortem degli Splendidula)


Ci nutriamo di mistero. Ci nutriamo di punti interrogativi che sono fondamentali a non farci crollare in un mare di pazzia, anche se qualche volta sono proprio questi punti interrogativi e la loro nulla risposta quella a trascinare le menti in un limbo. Abbiamo bisogna di punti interrogativi perché ciascuno deve trovare una risposta alla vita, al senso della vita. Chi fa musica, per me, da un senso alla propria vita perché crea, perché mette l'arte al servizio di tutti, perché utilizza altri linguaggi da quelli convenzionali per raccontare molto di più di quello che ci sarebbe da raccontare.

Post Mortem è il secondo disco dei belgi Splendidula, gruppo che ci regala una insieme di generi che trovano un'interpretazione molto personale. A tratti possono richiamare alla mente certe band e un attimo dopo tutto cambia. Quando mi ritrovo con dischi del genere il pensiero che mi salta subito alla mente è che si tratta di un progetto molto partecipativo, dove ogni componente della band dice la propria e il risultato finale risulta essere un giusto compromesso tra quello che tutti vogliono. Naturalmente in questo caso si tratta di un'ipotesi che non trova conferma. Ma un altro aspetto che credo vada in questa direzione è il fatto che la band conta con uno studio proprio permettendo, dunque, di spendere tante ore nel processo creativo cercando il risultato ottimale. In questa costruzione collettiva si sente con grande chiarezza il percorso dei musicisti della band, dandoci spazio a capire che gli ultimi trent'anni di metal hanno lasciato un'importante traccia in ciascuno di loro.

Post Mortem

E' giusto approfondire le influenze musicali dietro a Post Mortem che, come dicevo prima, sono molto ampie. La prima cosa da segnalare è che se dobbiamo per forza inglobare questo disco in un singolo genere musicale quello che fanno gli Splendidula appartiene al doom metal. Partendo da questo punto andiamo poi, però, a toccare tutta una serie di altri generi, come lo sludge metal, certi elementi post punk ed altri post metal. Tutto quanto nutrito dal contrasto vocale di una voce femminile pulita e l'harsh maschile che trova strategici momenti dove infilarsi. Ma andando avanti in quest'avventura del mio blog molto spesso è venuto fuori che uno stesso genere può dare nascita a risultati molto diversi. E' quello che capita col doom di questa band. Quello che ci arriva è la parte più psichedelica del doom, senza per quello cadere nel proto doom. Infatti qui c'è una delle chiavi per capire al meglio questo disco, si tratta di un lavoro che ha un'anima remota, che potrebbe perfettamente essere nato nei primi anni 90 ma che aggiunge a tutto quanto un tocco di modernità dovuto a tutto quello che è stato creato dopo e che la band sicuramente ha ascoltato e valorizzato.

Post Mortem diventa così un disco che s'immerge dentro a un immaginario concreto, prendendoci il senso estetico, poetico e narrativo. Una sorta d'omaggio che gli Splendidula offrono alla musica, a quella con la quale sono cresciuti e a quella che amano di più. In aggiunta ci offrono la loro personale interpretazione regalando qualcosa al futuro, dando un senso al loro modo di fare musica.

Splendidula

Prendo due brani di questo lavoro.
Il primo è Too Close To Me. L'intro potrebbe perfettamente appartenere a un brano new wave o post punk con la solidità della linea ritmica basso/batteria. Subito dopo invece lascia chiaro che siamo di fronte a un lavoro doom. Intenso, vissuto, traspirato. Riff di chitarra potenti, voce quasi stregata, assoli dal passato. Intensità.
Il secondo è Aturienoto, il punto più interessante e particolare del disco. Non soltanto per la scelta di mescolare una serie di lingue nel canto ma anche nel fatto che diventa un brano teatrale, una specie di recita trascinante.


Per quello che può valere la mia opinione il percorso degli Splendidula ancora offrirà molte altre cose e sicuramente ci permetterà di vedere un risultato che abbia una maggiore personalità di questo Post Mortem. Gli indizi ci sono e la qualità pure, è solo cosa di tempo, perché come al solito bisogna far riposare le cose e poi cogliere quello che offrono. 

Voto 7,5/10
Splendidula - Post Mortem
Inverse Records
Uscita 14.12.2018


martedì 11 dicembre 2018

Forest of Shadows - Among the Dormant Watchers: un sussurro lungo dieci anni

(Recensione di Among the Dormant Watchers dei Forest of Shadows)


Qualche volta mi viene da chiedermi se la passione per la musica, nel senso di suonarla, finisca mai o meno. Viene fuori l'impressione che non sia così perché diversi progetti ci sorprendono con uscite molto distante senza mai perdere completamente il piacere e la vocazione di fare qualcosa di nuovo. Come se ci fosse un diavoletto sempre pronto a emergere, aspettando il momento giusto. Questo vale anche per dire che non c'è mai un'età per la musica e che alla distanza degli anni, con una nuova consapevolezza, è possibile dare nascita a grandi dischi.

Among the Dormant Watchers è il ritorno dopo dieci anni degli svedesi Forest of Shadows, proprietari di una storia particolare, perché i loro vent'anni di esistenza hanno sempre regalato delle pause significative, consentendo solo l'uscita di tre LP, l'ultimo proprio di questi giorni. Quello che rimane abbastanza chiaro ascoltando questo disco è che il percorso di attesa di questa novità ha arricchito significativamente il bagaglio musicale che è possibile apprezzare in queste tracce. L'evoluzione del metal non è qualcosa che lasci immune questo progetto, anzi, ci sono elementi che si mescolano piacevolmente dando nascita a un disco concreto e molto interessante.Ma allo stesso tempo bisogna segnalare che si nota l'impronta tipica della musica che ci aveva già presentato in passato questo progetto. Un sound che si rifà al doom metal nordico di fine anni 90 e primi 2000. Diventa molto interessante capire come quel tipo di sonorità riesca a crescere e mettersi in combina con altri versanti del metal moderno.

Among the Dormant Watchers

Approfondendo quest'aspetto c'è da dire che Among the Dormant Watchers è un disco senz'altro doom ma che guarda senza problemi verso il post metal, il folk metal, il melodic death metal e qualche altra sfumatura. Il risultato è che la musica di Forest of Shadows diventa un ponte tra un genere che ha avuto gloria quindici anni fa e quello che sono le realtà più concrete e celebrate del metal attuale. Tutto quanto andando ad abbracciare l'intenzione musicale del doom. Storie gelide che parlano del lato più cupo della nostra personalità, trovando spesso un riflesso nella natura, invernale e notturna. Per quello lo sviluppo delle tracce di questo disco diventa un percorso molto articolato, chiamando anche in causa un aspetto progressivo. Ci sono tutta una serie di elementi che si mescolano generando un costante cambiamento. In questo senso il lavoro delle tastiere arricchisce tanto questo disco, così come i contrasti tra parti acustiche e quelle elettriche. Questi apporti regalano al lavoro un'aria fiabesca, la sensazione di stare assistendo a un racconto senza tempo, del quale noi siamo adesso i portatori.

Among the Dormant Watchers diventa così un suono nella notte che sveglierà soltanto poche persone. Persone che saranno curiose di sapere di più, di capire da dove provengono questi suoni, di decifrarne il significato, di visualizzare il mondo che viene raccontato attraverso questi brani. Forest of Shadows diventa così più una definizione che un artista, più la volontà di farci immergere dentro a un mondo particolare che una semplice manifestazione musicale.

Forest of Shadows

Prendo due brani da guardare più profondamente.
Il primo è Dogs of Chernobyl. Brano molto articolato che si nutre di una continua successione di momenti sonori. Acustico ed elettrico messi in antagonismo, tutto con la forza trascinante di un tappetto di tastiera che ci ricorda gli Opeth di Ghost Reveries. Un racconto fantascientifico che arriva diretto.
Il secondo è We, the Shameless e qua vengo svelate altre particolarità di questo lavoro, toccando punti più intimi. Questo è l'unico brano dove parte della voce è pulita. Perché sembra essere fondamentale che si generi una relazione diversa con l'ascoltatore. E' un racconto da te a te. Un modo di parlare di quello che si sente trovando comprensione ed esperienze analoghe.

Chissà quanto tempo passerà prima di ascoltare un altro disco targato Forest of Shadows ma se c'è qualcosa che rimane molto chiara ascoltando Among the Dormant Watchers è che, quando arriverà quel momento, ci sarà stata, indubbiamente, una nuova evoluzione musica che arricchirà ulteriormente il percorso musicale di questo progetto senza mai abbandonare il suo nord. 

Voto 8/10
Forest of Shadows - Among the Dormant Watchers
Inverse Records
Uscita 07.12.2018 

giovedì 6 dicembre 2018

Mansion - First Death of the Lutheran: la cerimonia sta per iniziare

(Recensione di First Death of the Lutheran dei Mansion)


In genere sono una persona che rifiuta qualsiasi rappresentatività. Questo perché credo che non sia possibile essere completamente allineato con qualsiasi gruppo, al di là della sua natura. Per quello non simpatizzo con alcun partito politico, non professo alcuna fede che mi avvicini a chiesa o credo alcuno e non seguo altri pensieri spirituali. Mi stupisce anche il come certa gente venga completamente plagiata da altri pensieri e la propria personalità venga annullata. Credo e difendo l'individualità perché ogni essere umano è un essere complesso.

First Death of the Lutheran

First Death of the Lutheran è il primo LP dei finlandesi Mansion, band esistente già dal 2012. E questo dato sorprende molto perché questo debutto è di grande spessore, regalandoci un disco rotondissimo che non presenta punti bassi e che si fa ascoltare con assoluto piacere. Liricamente è un disco che ha come principale tematica la spiritualità, sicuramente perché uno degli spunti creativi che più hanno segnato la band è il fenomeno del kartanoesimo in alcune regioni della Finlandia d'inizio secolo venti. Fede così estrema da reputare che qualsiasi manifestazione sessuale, anche da sposati, non era altro che la manifestazione del demonio. Un altro fenomeno molto particolare di questa fede era la massiccia presenza di bambini preti. Tutto questo materiale si presta perfettamente ad avere un'interpretazione teatrale e musicale che gioca con questo modo così distorto di vivere la propria vita. Per quello di esalta anche la figura di Satana, come se dando vita a quest'altra faccia della medaglia rimanesse molto chiara questa contrapposizione.

First Death of the Lutheran

Fatte queste premesse sicuramente viene in automatico capire che il mondo musicale perfetto per questo  First Death of the Lutheran sia il doom metal, genere che più di qualsiasi altro è riuscito a regalarci una visione di un satanismo quasi istituzionale, dove l'adorazione del demonio non sembra un'aberrazione ma una religione piena di fondamenti come tutte le altre. Naturalmente sta ai Mansion come a tutti gli altri gruppi del genere sapere se questo mondo è soltanto uno spunto creativo o diventa veramente una filosofia di vita. Sta di fatto che quello che a me interessa è la qualità del lavoro che vi sto raccontando. E la qualità è molto alta. Questo è un disco dinamico, concepito perfettamente, immerso in un'aurea di mistero molto ben studiata. E' un disco che ha tutti i fondamenti del doom ma non si culla nel replicare il sound classico dando nascita a una serie di canzoni trascinanti, funzionali e funzionanti. Questo è uno di quei lavori che si presentano veramente interessanti ma che fanno immaginare dei live veramente interessanti, come se fossero dei rituali tutti da vivere. 

First Death of the Lutheran

First Death of the Lutheran dev'essere vissuto come una recita e come tutte le grandi compagnie teatrali sono in grado di fare, da quando si apre il sipario fino a che l'opera non si conclude, lo spettatore/ascoltatore rimane completamente immerso in quello che vede/ascolta. I Mansion sono una compagnia perfetta perché restituiscono completamente quell'effetto. Incuriosiscono, ammagliano, tentano e poi scioccano. Fanno credere che la tentazione sia la miglior scelta per poi urlare al peccato. Avete il coraggio di assistere a questo spettacolo?

Mansion

Per chi legge spesso questo blog saprà che in certi casi mi ritrovo con dei dischi dove diventa difficile consigliare solo pochi brani. Questo è il caso di questo disco perché merita veramente di essere ascoltato interamente seguendo l'ordine dei brani. In tutti casi mi sforzo e vi selezione tre tracce.
La prima è quella apripista, cioè Wretched Hope. La voce della cantante femminile, Alma, è perfetta, è l'anfitrione perfetta per questo rito. Il brano è pieno di pathos. Cattura, ammaglia e dissacra. 
La seconda è The Eternal ed entra in gioco la coabitazione molto azzeccata delle due voci, femminile e maschile. Quella maschile, di Osmo, è profonda ed autorevole. Praticamente il riflesso maschile di quella femminile. Sono due serpenti, uno bianco ed uno nero, che s'intrecciano in una perfetta coreografia. Tutto su una base trascinante, perfetta, pronta a creare il tappetto ottimale delle voci e a prendersi il protagonismo quando corrisponde.
Chiudo con First Death. E' il brano che racchiude tutto ed è il più esteso dell'intero lavoro. Per quello diventa ancora più articolato degli altri, per quello tocca diverse vette per poi rifiatare. E' epico e grandiloquente. E' la coronazione del rito, è il compimento dell'incantesimo. Ormai non c'è via di fuga.


First Death of the Lutheran brilla di una luce strana. I maestri di ceremonia, Mansion, sembrano conoscere perfettamente il loro mestiere, perché catturano l'ascoltare e lo trascinano dentro a un mondo lontano, irreale, che forse non avrebbero mai scelto, diventando invece l'unica via a poter e voler prendere. Brillante e strano.

Voto 9/10
Mansion - First Death of the Lutheran
I Hate Records
Uscita 07.12.2018

mercoledì 5 dicembre 2018

Sdang! - Il Paese dei Camini Spenti: un compendio di preziosi dettagli

(Recensione di Il Paese dei Camini Spenti degli Sdang!)


C'è un punto dove il ricordo smette di essere tale e diventa un mito. Ricordare non è soltanto avere una "fotografia" di quello che si ha vissuto ma anche di trasformare o modellare tutto in base al potere emotivo di quello che è stato vissuto in passato. Per quello il ricordo è fondamentale, perché è quello che ci costruisce, perché è il filtro tra quello che veramente c'interessa e quello che invece ha un valore banale. E questo esercizio si ripete per ognuno di noi. Per quello non c'è mai un'obiettività nei ricordi, per quello esageriamo o annulliamo le cose secondo il peso che sentiamo.

Il Paese dei Camini Spenti

Come nella grande trilogia anni 80 dei King Crimson gli italiani Sdang! hanno scelto, in modo più o meno consapevole, di colorare le copertine dei propri album con un'unica tonalità predominante. Dopo il giallo e l'azzurro toccava il turno al rosso, associato al meraviglioso Discipline dei Crimson. L'onore, e responsabilità, è stato affidato a Il Paese dei Camini Spenti. Generalmente il terzo album equivale sempre alla maturità di un gruppo, chiudendo un ciclo per poi ripartire con una quarta opera. Naturalmente è presto per dire se nel caso di questo duo bresciano sarà così o meno ma non c'è alcun dubbio nell'affermare che con questo nuovo album la band tocca le vette più alte fino ad adesso. Il perché è dovuto alla necessità di dipingere con maggiori dettagli i quadri che vengono costruiti con la loro musica. Perché, per chi non conosce la band, è assolutamente necessario dare due informazioni chiavi: la prima, gli Sdang! sono solo due, Alessandro Pedretti, batteria, e Nicola Panteghini, chitarra; la seconda, gli Sdang! raccontano storie senza parole, cioè è tutto strumentale. 
Dicevo dunque che più che mai la band riesce a restituire quello che si predispone di raccontarci. Per me questo è dovuto a due elementi essenziali, da una parte l'essere riusciti a raggiungere una maturità dentro al loro mondo sonoro, ribadendo ancora una volta cos'è il suono "Sdang!"; d'altra avendo molto chiaro che in certi momenti e con certe sfumature diventa prezioso affidarsi all'aiuto di altri musicisti. Infatti Il Paese dei Camini Spenti si nutre di un elenco interessante di musicisti che regalano qua e là il loro contributo senza mai, però, abbandonare la natura della band.

Il Paese dei Camini Spenti

Prima parlavo del suono "Sdang!" perché diventa difficile cercare di individuare un genere d'appartenenza della band. Il Paese dei Camini Spenti ce lo conferma. Ci sono momenti post rock, altri math rock, uno sguardo verso il progressive rock e un tocco di musica cinematografica. Per chi ha avuto modo di ascoltare i precedenti due album rimane abbastanza chiaro che quello è stato da sempre il modo di fare musica del duo. Tutto ciò grazie al linguaggio musicale col quale si sono ritrovati e grazie al percorso musicale, interessantissimo, che hanno percorso. 
Ma al di là di quello che possono essere le contestualizzazioni la cosa fondamentale è capire qual è il motore dietro a Il Paese dei Camini Spenti. Mi viene facile dire che quest'album nasce dalla personalità delle due menti creatrici. Questo è un disco di un'onestà disarmante che porta a amare o odiare non la musica ma le persone che l'hanno composta. Dunque se siete di quelle persone che amate ascoltare dei racconti articolati, se preferite il turismo fatto di dettagli, del piccolo borgo piuttosto che della grande città, del perdersi senza una meta fissa, di storie inventate per colmare i misteri della vita, senza alcuna intenzione di dare risposte incontestabili ma semplicemente per usare l'intelletto creativo anche per divertirsi con intelligenza; se siete così, dicevo, allora amerete gli Sdang! e la loro poesia messa in musica. Se invece siete persone calcolatrici, pratiche, dirette, che non amano sforzarsi nel capire ma vogliono che tutto sia chiaro sin da subito, allora lasciate perdere. Questo disco non è per voi e Alessandro e Nicola non vi diventeranno mai amici.

Il Paese dei Camini Spenti

Il Paese dei Camini Spenti potrebbe sembrare un esercizio nostalgico, il ricordo del tempo che fu ma non è affatto così. E' un disco che nasce con delle gocce di pioggia mettendo subito in chiaro che è una passeggiata fatta con la solitudine che riescono a restituire solo certi posti. Gli Sdang! invitano ad addentrarci nella nebbia, piuttosto che camminare sotto la pioggia, piuttosto che lasciare le orme nella neve, piuttosto che osservare un borgo addormentato al chiaro di luna. Non è nostalgia, è amore per la vita e per i dettagli che la rendono unica, perché infondo ognuno di noi è il compendio di prezioso dettagli.

Sdang!

Prendo tre canzoni da guardare un po' più profondamente.
La prima è Il Campanile Oltre la Nebbia. Per me questo è il brano che può definire in modo eccelso il suono della band. Questo susseguirsi di cambi di dinamica, questo andar mano nella mano tra chitarra e batteria. E' un brano che traduce il fascino di un posto magico ma anche la paura di contaminarlo con la nostra presenza.
La seconda è Tre Vecchie Streghe, primo brano della band ad avere l'ausilio della voce ma usata come se fosse uno strumento in più. E' un brano misterioso, fantasioso, una storia a metà reale e a metà inventata. Ma non ci è fatto sapere qual è la parte reale e quale no.
Il terzo è Ruggine sul Mulino d'Acqua, brano dove il protagonismo viene riservato a un altro strumento "ospite" cioè la tromba, dando così nascita al brano più malinconico del disco che racconta il passo del tempo che vediamo nei luoghi del cuore, capendo che il tempo passa anche per noi. 


Il Paese dei Camini Spenti diventa un conflitto tra la volontà di ridare vita a qualcosa che è rimasto sospeso nel passato e l'utilità di lasciare tutto così come sta. Perché forse è il tempo e la natura a regalarci un luogo dell'anima, perché forse è il tempo e la natura a farci diventare delle persone dell'anima. Gli Sdang! si presentano davanti a noi con la piena onestà di quel che sono. Io vi invito ad accoglierli, non ve ne pentirete. 

Voto 8,5/10
Sdang! - Il Paese dei Camini Spenti
DreamingGorilla/Edison Box
Uscita 30.11.2018

domenica 2 dicembre 2018

Sarah Longfield - Disparity: i colori vivi fanno più luce

(Recensione di Disparity di Sarah Longfield)


Bisogna rassegnarsi. I tempi cambiano, il modo di comunicare cambia, il modo di farsi conoscere cambia. Adesso diventa alla portata di ognuno avere la capacità di farsi conoscere e di espandere i limiti della propria musica e della sua creazione. Per quello non c'è da stupirsi se qualcuno fa fama autogestendosi su YouTube o su altri social. E in fondo creo che sia un bene, perché l'unico filtro che decreta se qualcuno deve essere conosciuto o meno è la qualità. Chi ce l'ha arriva lontano, chi non viene svelato velocemente.

Disparity

Devo dire che per pregiudizio ero un po' perplesso prima di ascoltare Disparity. Lo ero perché leggendo la biografia di Sarah Longfield e vedendo che veniva definita come una chitarrista virtuosa avevo molta paura d'inciampare su un disco di allucinanti linee di chitarra più focalizzate a dimostrare la bravura dell'esecutrice piuttosto di raccontare una storia. E invece mi sono ritrovato di fronte a un disco squisito, ricco di sfumature dove la musica sembra essere in linea con la voglia di comunicare delle cose particolari. C'è del virtuosismo ma in una giusta quantità, mai asfissiante. Ma la cosa fondamentale è che c'è varietà, c'è dolcezza e intimità e ci sono dei veri quadri colorati dipinti dalla musica e dal bel canto della Longfield. Tutto quanto ad allontanare l'idea di virtuosismo che, dal mio umile punto di vista, spesso fa perdere l'interesse per una costruzione musicale diventando una mera dimostrazione di abilità tecnica. Quest'album, che ha come unico difetto la corta durata, 29 minuti, non è tanto dispari quanto vario. E' un lavoro che dipinge mondi fantastici molto onirici che mutano forma e sostanza come in un film fantascientifico. 

Disparity

Credo che il miglior esempio per capire Disparity stia nel pensare che la Sarah Longfield viene definita una "guitar hero" e in questo disco ci sono dei brani senza chitarra. Indubbiamente entra in gioco la caratteristica di multi strumentista della statunitense ma non è solo quello. Sarebbe stupido non riconoscere che il lavoro della chitarra è assolutamente pregevole, non scontato e difficile da uguagliare ma non è mai un disco che giri soltanto intorno alla capacità strumentale o al protagonismo di quello strumento. Al contrario, quando c'è voce viene illuminato solo quell'aspetto. Questo disco deve essere definito come prog andando dal progressive rock per finire nel prog shred passando dal progressive metal ma io aggiungerei volentieri un aspetto fusion, perché questo lavoro regala volentieri delle misture di generi seguendo la filosofia di una attenta apertura mentale e musicale. E questo forse questo è l'aspetto che può rappresentare il trionfo di questo disco, pronto a essere apprezzato a lunga scala da un pubblico molto diverso.

Disparity

Disparity è un mondo dipinto con colori caldi e con la voglia di vivere il futuro. Sarah Longfield ha la capacità di costruire un disco futurista ed ottimista. Per quello ascoltando la sua creazione sono molti gli impulsi che evidenziano che le fonti che dissetano la capacità musicale della protagonista sono molte e vengono miscelate ottenendo una frescura piena di gusto. Quando il disco finisce si ha la sensazione di aver passato una piacevolissima mezz'ora in un altro mondo.

Sarah Longfield

Prendo tre canzoni dove, dal mio punto di vista, il disco tocca le vette più alte.
La prima è Embracing Solace. L'ho scelta perché rimane in evidenza l'intensione musicale che si cella dietro a questo lavoro, cioè l'assemblaggio di veri e propri quadri musicali , costruiti con intelligenza e senza alcun eccesso. Il lavoro di chitarra è squisito e misurato, le armonizzazioni vocali vellutate e il riempimento delle tastiere la giusta chiusura del cerchio.
La seconda è Departure. Voce bellissima e molto spazio al lavoro di chitarra che lascia assolutamente in chiaro che il virtuosismo c'è ma non serve dare spazio a pirotecnia ma basta sapere quando e come entrare.
Il terzo è Sun. Anche in questo caso la chitarra si mette in bella mostra, ma l'aggiunta di altri strumenti come il saxofono danno un tocco globale a un brano che ancora un'altra volta ci regala delle bellissime sovrapposizioni vocali. Forse questo è il momento dove si nota molto di più quella nota di fusion.

Disparity è una di quelle esperienze che non meritano altra definizione che luminosa. E' un disco che fa stare bene e fa apprezzare la bellezza del mondo. La capacità di Sarah Longfield sta nel riuscire ad inglobare tutto quello che serve per mettere in piedi un lavoro del genere senza mai eccedere. Meno virtuosismo e più tecnica, meno egolatria e più potere compositivo. Un risultato luminoso.

Voto 8,5/10
Sarah Longfield - Disparity
Season of Mist
Uscita 30.11.2018

sabato 1 dicembre 2018

Nachtmystium - Resilient: la musa è l'oscurità

(Recensione di Resilient dei Nachtmystium)


Più ci si addentra nella musica e più diventa chiaro che la grande capacità dei musicisti è quella di far diventare materia le emozioni, i pensieri, le idee, i luoghi, la storia. Una volta conseguita questa materia ci lavorano sopra dando nascita all'arte, al modo di esprimere un pensiero originale utilizzando solo la musica. Non è semplice ma chi ci riesce fa nascere dei capolavori che possono essere concepiti solo da loro. E questi capolavori trovano un riflesso nell'ascoltatore creando una comunione affascinante. 

Resilient è un EP e come tutte le opere del genere ha la particolarità di essere asciutto, diretto e relativamente più semplice da interpretare e capire. Si tratta dell'ultimo lavoro dei Nachtmystium, primo con la loro nuova casa discografica, la tedesca Lupus Lounge, che insieme alla sua sorella maggiore, la Prophecy Productions, sembra essersi lanciata alla conquista degli Stati Uniti. Per quello la scelta di mettere sotto contratto questa band storica non sorprende. Anzi, mi sembra anche una scelta molto azzeccata visto l'alto livello di questo loro primo lavoro in questa nuova tappa. 
Quest'EP è un lavoro estremamente interessante dove l'oscurità diventa materia con la quale modellare una serie di storie originali, complesse e che hanno il grandissimo pregio di rappresentare lo sguardo personale e particolare della band. Il loro sound è a metà strada tra le sonorità "americane" e quelle nordiche, regalando, anche, un tocco di nostalgia che non guasta affatto. 

Resilient

Resilient è composto da tre tracce più un'introduzione strumentale. Questa conformazione fa sì che, anche se le tre tracce sono molto estese, si abbia un lavoro che mette subito in chiaro dove vuole andare e da dove proviene. Sono tre modi di modellare un'oscurità  onnipresente dando nascita a tre creature diverse. Creature che musicalmente si sviluppano dentro a un black metal intelligente, ben ponderato, mai eccessivo. Un black metal che volentieri abbraccia elementi più psichedelici che lo avvicinano al doom senza però mai finirci dentro. La musica dei Nachtmystium diventa così uno sforzo trascinante ed inclusivo, cioè un disco che non sarà apprezzato soltanto dai fruitori del black metal. A rafforzare quest'idea c'è anche quel tocco di musica con profonde radici storiche. Non siamo di fronte ad un lavoro "moderno" ma neanche ad un EP anacronistico ma ben sì a un lavoro che regala nuovi elementi senza mai dimenticare i propri origini. Al di là di tutte queste considerazioni l'elemento fondamentale da considerare è che questo è un disco che funziona riuscendo a catturare l'ascoltatore, incuriosito ormai della direzione che prendono le tracce.

Nachtmystium

Sarà un mio parere personale ma credo che ogni genere ed ogni band abbiano come chiave di successo la capacità d'incuriosire l'ascoltatore offrendo qualcosa di nuovo ed originale, un modo personale di trasmettere in musica quello che si vuole raccontare. Il fatto che questi "racconti" piacciano o meno è qualcosa di molto personale ma il giudizio obiettivo applaudirà sempre queste scelte. Resilient dei Nachtmystium è così. E' un EP che regala emozioni e una lettura personale fatta di esperienza e maestria. L'unica cosa da contestare è che si tratti di un EP e non si un lavoro più esteso, perché la voglia di ascoltare altro rimane.


Anche se le tracce di questo lavoro sono poche sento che è un peccato non approfondire l'esplorazione di due di queste, forse più meritevoli della terza che in tutti casi è assolutamente all'altezza dell'intero lavoro.
La prima è la title track Resilient. Brano affascinante costruito sulla base di tastiere che riescono a costruire un modo sonoro squisito. Scelta che dimostra che bisogna sempre sapere dosare le caratteristiche musicali senza cadere nell'esagerazione dell'utilizzo parziale delle capacità musicali. Il brano diventa ipnotico e contraddittoriamente pieno di bellezza, una bellezza oscura che non ha voglia alcuna di nascondersi. Un brano prezioso.
La seconda è Desert Illumination. Brano quasi sciamanico che prende un tocco esotico come se si fosse in preda a delle allucinazioni Questo stato di mente alterato permette di vedere tutto con altri occhi, di sentire voci che non si sa bene da dove provengano, di essere in conflitto tra il piacere di essere in quello stato e la consapevolezza di non avere il controllo e di immaginare tutta una serie di cose non reali. Allucinazione intensa e molto presente.

C'è ben poco da aggiungere a quello che ho detto prima. Resilient è uno di quei EP che diventano poco perché l'ascoltatore vorrebbe molto di più, vorrebbe perdersi in mezzo a tante altre storie che abbiano la stessa impronta, come quando ci si innamora dello stile e del modo di raccontare di uno scrittore e non si vede l'ora di leggere altre opere. La scrittura dei Nachtmystium è intensa, perfetta e lodevole. Bellissimo lavoro.

Voto 9/10
Nachtmystium - Resilient
Lupus Lounge
Uscita 30.11.2018