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lunedì 16 gennaio 2017

Pain of Salvation - In the Passing Light of Day: rinascere per insegnare

(Recensione di In the Passing Light of Day dei Pain of Salvation)


La rinascita non è per tutti. La rinascita non è unica. C'è chi vive tante piccole morti nella vita ma riesce a rialzarsi. C'è invece chi si lascia andare allo spegnimento totale della propria vita. In certe culture è proprio voluto questo "cambiare pelle" e molti riti tradizionale mettono in scena l'avviarsi di una nuova vita. La cosa interessante è la potenza di un'idea come questa. Riuscir a riscrivere la propria vita spazzando via tutto quello che è successo prima. Quante opportunità del genere capitano? 

Per chi non conoscesse il soggetto, la vita di Daniel Gildenlöw, leader dei Pain of Salvation, è stata segnata da una bruttissima malattia, la fascite necrotizzante, contratta nel 2014 e che ha rischiato di portarselo via. Dopo mesi di cure e di qualche intervento chirurgico, le sue condizioni di salute tornano alla normalità consentendoli di riprendere in mano la band. 
Dopo di quest'episodio così drastico sono successe un bel po' di cose. Alla fine del 2014 viene pubblicato Falling Home, album acustico che include delle versioni acustiche di vecchi lavori, qualche cover abbastanza famosa ed un paio di inediti, e l'anno scorso vede la luce una nuova versione del grandissimo disco Remedy Lane, che si divide in due dischi, il primo re-masterizzato ed il secondo con l'album integro suonato dal vivo. La mia recensione di questo lavoro la trovate qui.
Ma il lavoro che era veramente dovuto e che incuriosiva tutti quanti è il disco del quale vi parlo quest'oggi: In the Passing Light of Day.

In the Passing Light of Day


Perché mai questo lavoro dovrebbe avere un peso maggiore di tanti altri album della band? Perché è il disco che racconta la rinascita di Gildenlöw. Una rinascita che mi azzardo a definire sia fisica che psicologica. Infatti sarebbe interessante sapere quale direzione avrebbe intrapreso la band se non fosse per quell'avvenimento così forte. Se questa direzione avesse cavalcato l'onda generata dagli ultimi dischi di studio, Road Salt One e Road Salt Two, allora era molto verosimile pensare che le sonorità hard rock di scuola americana avrebbero continuato a prendersi il protagonismo.
E qua scatta la magia e l'aspetto psicologico di questa rinascita. In the Passing Light of Day è un lavoro grandioso che pesca i suoi elementi musicali in tutta la carriera dei Pain of Salvation. Non è un ritorno al passato e neanche un continuum di quello che stavano facendo. E' una rinascita che ha il peso dell'esperienza di vita vissuta fino ad adesso. Ci sono impronte di tutti i dischi di questo quarto di secolo di storia della band ma la forza è che vengono messe insieme non come un banale e triste collage ma bensì come un disco di una forza emotiva e di una coerenza incredibile.
A questo punto viene fuori solo una spiegazione: rinascere significa vedere tutto con chiarezza, significa capire cosa si deve salvare, cosa si deve esaltare e cosa si deve cancellare.

Musicalmente c'è il riflesso di tutto quello che ho enunciato. C'è il ritorno a quella caratteristica che ha reso celebre la band, cioè quel metal progressivo che ha regalato qualcosa che mancava a tutti i gruppi che fino a quel momento si districavano in quel genere, vale a dire una carica emotiva, molto spesso nostalgica, che attraversava l'aspetto tecnico per regale quello che deve regalare la musica: emozioni. Ma In the Passing Light of Day ha anche una parte acustica e hard rock che si traduce nella costruzione di brani che rimangono impressi nella testa dell'ascoltatore senza volerla assolutamente abbandonare. E' un disco pieno di melodie che potrebbero essere anche considerate pop ma nella migliore accezione che si può dare ad un genere dove convivono dei geni ed una montagna di spazzatura nel triste rapporto 1 a 10. Ebbene, le melodie di questo nuovo disco appartengono a quel dieci per cento prezioso ed essenziale. Solo le melodia, perché null'altro è pop.

In the Passing Light of Day


Come si canta una rinascita? Con gioia, con dolore? Io non lo so ma so come è stata cantata dai Pain of Salvation. Con filosofia, immensa filosofia che ci porta ad apprezzare la vita, ad afferrarla con forza, a capire che bisogna lasciare da parte la superficialità e bisogna incanalare le energie in quello che veramente conta, essere felici al massimo, senza compromessi. In the Passing Light of Day è un disco autobiografico che non si limita ad essere uno sfogo o una esorcizzazione. Questo è un lavoro che insegna, che lascia una traccia in chi lo comprende fino in fondo. E' un viaggio emozionante, toccante e brillante. Per quello bisogna dire grazie.

Pain of Salvation


Non voglio scegliere qualche brano da consigliarvi su gli altri ma vi sottopongo qualche osservazione di certi aspetti che risaltano in questo lavoro.
La scelta dei brani di apertura e chiusura è tutto tranne che casuale. On a Tuesday è l'introduzione perfetta, è la definizione dello scenario che ci toccherà vivere nell'ascolto del disco. The Passing Light of Day è invece l'insegnamento, quello che deve rimanere nella mente di ognuno dopo quest'ascolto. Entrambi sono i brani più lunghi dell'album e hanno una ciclicità perfetta perché aprono e chiudono il cerchio dentro al quale veniamo catapultati.
Ci sono brani intrinsechi d'intimità, come Silent Gold, Angels of Broken Things, If it is the End o la stessa The Passing Light of Day. Sono dialoghi profondi tra un uomo e se stesso.
Invece altri sono dei brani arrabbiati, dei urli esorcizzanti. In questa linea troviamo Tongue of God o The Taming of a Beast.
Gli altri hanno una capacità encomiabile di trasformare in canzoni universali dei racconti non semplici. Includo in questa linea Meaningless, Full Throttle Tribe, che gioca con i suoni di un ospedale, e Reasons.
Ultima considerazione. La citazione di Ending Theme che ritroviamo in The Passing Light of Day è tutt'altro che casuale. Ancora una volta il cerchio si chiude e ci dimostra che il tempo è relativo, che la vicinanza delle vicissitudini se ne frega dei calendari. Remedy Lane e In the Passing Light of Day hanno molto in comune.



Per chi, come me, ha la fortuna di ascoltare quasi quotidianamente dei dischi nuovi non è sempre semplice essere accattivati da qualcosa d'inedito. In the Passing Light of Day l'ha fatto. E' un disco che ti cattura subito ma che regala nuove emozioni ad ogni ascolto. E la sua forza è che, anche se non si conosce la storia dietro alla sua scrittura, riesce a comunicare perfettamente il suo messaggio. Vi giuro, la vita è più bella e va compresa meglio dopo il suo ascolto.

Voto 9,5/10
Pain of Salvation - In the Passing Light of Day
InsideOut
Uscita 13.01.2017

lunedì 25 luglio 2016

L'oracolo dell'underground: le prossime uscite.

Questo 2016 è stato un anno abbastanza contraddittorio. Ci ha portato via grandi artisti che hanno lasciato un vuoto difficile da colmare, ma ci ha regalato dei dischi molto interessanti, che, purtroppo, devono muoversi nell'ombra perché non trovano spazio nel mainstream. I futuri cinque mesi si prospettano molto ricchi perché diversi gruppi hanno confermato le date di uscita dei loro prossimi lavori ed altri sono in fase di registrazione e produzione.
Facciamo il punto della situazione.

Iniziamo, però, con l'ennesimo caso di rumor che non trova conferma. Pochi giorni fa si era sparsa fortemente la voce che delineava LP che dovrebbe mettere fine ai 10 anni d'attesa per sentire qualcosa di nuovo da parte dei Tool. Queste voci parlavano di un lavoro mastodontico di più di due ore con brani che superavano i dodici minuti. Anche se non c'è stata una smentita ufficiale del gruppo un tweet di Maynard James Keenan, che rispondeva ad un fan che aveva diffuso la notizia del nuovo disco chiamandolo "idiota", ha spento tutto l'entusiasmo. Parlando dei Tool, però, tutto diventa imprevedibile e, dunque, ci potrebbe essere la sorpresa di questo attesissimo nuovo disco. Nel frattempo vi proponiamo di leggere la nostra review di Ænima cliccando quiPassiamo al tangibile.



Il 2 Settembre vedrà la luce il nuovo lavoro di Devin Townsend Project che s'intitolerà Transcendence. Lo stesso Townsend ha parlato di questo disco come di un'estensione di quello che è il suo mondo. Si sa, anche, che ci sarà Steve Vai come ospite.



Sarà, invece il 30 di questo stesso mese il turno degli Opeth con il loro Sorceress, dodicesimo album di studio della band svedese. Possiamo azzardare dicendo che si tratterà di un disco più pesante del precedente, Pale Communion, conservando tutti i tratti caratteristici della band, che vi abbiamo descritto nella nostra recensione di Deliverance da leggere qui.



Parlando del dodicesimo disco di studio è da registrare il ritorno dei Korn che il prossimo 21 Ottobre pubblicheranno The Serenity of Suffering, anticipato dal primo singolo, Rotting in Vain, uscito il 22 Luglio e che vede come guess star Tommy Flanagan del famoso telefilm Sons of Anarchy. Tra l'altro questo nuovo lavoro conterà con la presenza di Corey Taylor degli Slipknot.

Sempre per il 21 Ottobre è prevista l'uscita di una compilation di tutti i brani strumentali più diversi bonus track e materiale inedito dei Riverside. Sarà un disco doppio che s'intitolerà Eye of the Soundscape (EOTS) e che raccoglierà diverse chicche registrate con il chitarrista  Piotr Grudziński, scomparso prematuramente ad inizio anno.

In campo italiano, invece, c'è da indicare l'uscita del nuovo lavoro dei Litfiba, previsto per l'11 Novembre. Non si conosce ancora il titolo o l'artwork, ma stando a quello che hanno detto Piero Pelù e Ghigo Renzulli  sarà un lavoro molto energico. In sede di registrazione c'è stato spazio per il Conte Aiazzi, tastierista dei primi dischi della band fiorentina. 

Per finire una carrellata di altre uscite che ancora non hanno data confermata. In questi mesi dovrebbero esserci delle novità discografiche per i Soen, attualmente in studio di registrazione, per i blindead che stanno remixando il nuovo lavoro, per i Pain of Salvation, che hanno pubblicato il loro remix di Remedy Lane poche settimane fa e che abbiamo recensito. Potete leggere cliccando qua. Questo nuovo disco dovrebbe uscire verso fine anno e si chiamerà In the Passing Light of Day. Ultima segnalazione molto gradita. Dopo il debutto discografico con l'EP Can't you Wait, che vi abbiamo descritto qua, l'islandese GlerAkur tornerà a deliziarci col suo primo LP, la cui uscita è prevista per l'autunno. 

Insomma, prepariamo le orecchie perché stimoli non mancheranno. 

venerdì 15 luglio 2016

Pain of Salvation - Remedy Lane Re:visited : Si può migliorare un capolavoro?

(Recensione di Remedy Lane Re:visited dei Pain of Salvation)


Gli elementi che vengono messi insieme quando si registra un disco sono sempre tanti e le variabili che s'intrecciano fanno la differenza tra un capolavoro ed un bel disco. Le scuole di pensiero che riguardano la registrazione sono tante e molto spesso differiscono di musicista in musicista. C'è chi ama la fedeltà assoluta e vuole che ogni disco suoni come quando i brani vengono suonati dal vivo. C'è, invece, chi trova nello studio di registrazione una nuova possibilità da far crescere i brani, di dare tutte le sfumature che può offrire il lavoro di un bravo tecnico del suono. Prendere posizione è un esercizio un po' inutile perché penso che la fedeltà di un lavoro dipenda dall'idea originale. Nelle mie esperienze di registrazione, che non sono tante, ho avuto a che fare con diverse filosofie ed i risultati finali non sempre mi hanno soddisfatto. 




Chissà che è passato per la testa dei Pain of Salvation quando hanno deciso di re-mixare il loro capolavoro assoluto. Quel Remedy Lane del 2002 che presentò a scala globale la band svedese che come caratteristica principale è riuscita a mettere insieme la progressività musicale con un'emotività cupa di una bellezza sconcertante. 
La risposta sembra venire fuori dal sodalizio tra il gruppo di Daniel Gildenlöw e l'ingegnere del suono Jens Bogren. Sodalizio nato dopo la pubblicazione di questo disco per interesse dello stesso Bogren. E' così che Gildenlöw, dopo un po' di tempo, ha deciso di affidargli il lavoro di remix del disco.

Il caso di Remedy Lane è particolare, perché in origine si trattava già di un disco che suonava molto bene. C'era un grandissimo equilibrio tra gli strumenti e la voce e, all'occorrenza, ogni membro trovava il suo momento di protagonismo. Stiamo, tra l'altro, parlando di un disco "vecchio" di 14 anni e anche se la tecnologia ha dato dei passi in avanti non si può dire che ci sia stata una rivoluzione così importante da giustificare un nuovo approccio al lavoro chiuso. In questo senso rimane abbastanza chiaro che quello che doveva fare il buon Bogren non era tanto un lavoro di "pulizia" o di "miglioramento" ma doveva, semplicemente, dare quel qualcosina in più che arricchisse ulteriormente questo grande disco senza, in alcun caso, stravolgerlo. L'intento è completamente riuscito ed ascoltando questo Remedy Lane Re:visited si possono apprezzare quei "ritocchi" che vanno in linea con il messaggio del disco. Sono interventi mirati che ingrandiscono la forza narrativa di questo lavoro, accentuando quell'ambiente cupo raccontato nelle tredici tracce.




Forse aver fatto "solo" questo lavoro era poco e per stuzzicare ancora di più i fans della band i Pain of Salvation hanno deciso che ci fosse un secondo disco intitolato Re: live. Già come indica il nome si tratta di album live ma la particolarità sta in due cose. La prima è che è lo stesso Remedy Lane suonato nello stesso ordine della versione in studio. La seconda è che non si tratta di una registrazione fatta nel periodo successivo all'uscita del disco ma dell'esibizione del gruppo al ProgPower USA Festival del 2014.
Non è il primo disco live pubblicato dalla band e dunque si sapeva già della loro massiccia qualità dal vivo. Della loro fedeltà e del loro virtuosismo. Questo disco ne è la conferma. Emergono fuori le individualità del gruppo che mettono in risalto che oltre a  Gildenlöw la chiave del successo degli svedesi è rappresentata dal resto della band. Strumentalmente non c'è alcuna sbavatura e c'è anche spazio per qualche variazione sui brani originali che dotano di pathos un live sentito. Vocalmente si ha l'impressione che la band conta con due o tre cantanti che potrebbero perfettamente essere dei frontman. Qua, a differenza di quello che capita nel disco di studio non è Gildenlöw ad essere la voce principale in tutti i brani ma in paio di punti lascia il microfono.
Come ultima informazione utile bisogna ricordare che il leader dei Pain of Salvation rischiò seriamente la vita contraendo una malattia rarissima della quale riuscì a rimettersi nei primi mesi di quel 2014.




In questa recensione naturalmente non vi abbiamo descritto in modo approfondito questo Remedy Lane perché questa nuova uscita non modifica affatto il lavoro originale e quello che ci interessava fare era risaltare il lavoro di remix e la performance live. In quel senso c'è da dire che, per quanto riguarda la parte re:visited, il disco si arricchisce di sfumature che lo rendono ancora più intenso; invece la parte re:lived esalta le notabili capacità del gruppo di suonare con una fedeltà encomiabile, con un'energia contagiosa creando un show case bellissimo. Naturalmente, però, rimaniamo con la bocca asciutta in attesa del nuovo disco d'inediti, del quale si conosce già il titolo: In the Passing Light of Days. Riuscirà ad essere all'altezza di questo capolavoro?

Voto 8,5/10
Pain of Salvation - Remedy Lane Re:visited
Inside Out Music
Uscita 01.07.2016

Sito Ufficiale Pain of Salvation
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