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domenica 19 novembre 2017

Monophona - Girls on Bikes Boys Who Sing: binari paralleli

(Recensione di Girls on Bikes Boys Who Sing dei Monophona)


La musica è sognare, aprendo le porte ad un mondo idealizzato, un mondo che si trova ad anni luce dalla nostra realtà. La musica è uno sforzo immenso, perché la musica non si limita a raccontare il mondo, quello ideale o quello reale, ma cerca anche di fare capire che le cose possono essere molto diverse di come sono. Se il mondo assomigliasse di più alla musica sicuramente vivremmo molto meglio, più felici, più compressi, più tolleranti.

Il terzo disco dei lussemburghesi Monophona nasce da una consapevolezza molto interessante, cioè che il mondo che viviamo in questo 2017 è molto diverso da quello che poteva immaginarsi ogni componente della band quando era piccolo. Forse può sembrare qualcosa di forzato, o di troppo scontato ma se ci mettiamo a pensare, a visualizzare quello che siamo stati e quello che siamo credo che questa riflessione non solo diventa assolutamente valida ma è anche molto interessante. Per quello, nel loro particolare modo d'interpretare la musica, Girls on Bikes Boys Who Sing è un disco rabbioso, un disco che va a prendere l'acido come idea musicale arrivando ad esaltare questo concetto. E' un lavoro bello ed interessante perché anche se questi sono gli impulsi che mettono in moto quest'intero lavoro tutto diventa personale, elegante e molto ben pensato. E' un lavoro di testa, d'intelligenza, uno di quei lavori assolutamente personali ma che lascia un segno. Torno a ripetere, come già affermato altre volte, che il disco più impattante non è quello che urla di più ma bensì quello che riesce attraverso l'arte a raccontare un punto di vista, un modo di vedere le cose, una sensazione, un pensiero, un'idea che nasce piccola e cresce a dismisura. 

Girls on Bikes Boys Who Sing

Viene detto che quello che è suonato dai Monophona sia un electro indie con molte sembianze di trip hop. Come al solito credo che le definizioni siano riduttive ed aiutino soltanto a capire qual è la direzione che può prendere un album, ma è poi l'ascolto quello che fa l'effettiva differenza. Nel caso di Girls on Bikes Boys Who Sing indubbiamente la mescola tra acustico ed elettronica, tra analogico e digitale è alla radice del risultato finale di quello che possiamo ascoltare. Ma non si tratta soltanto di quello, anzi, la strada che ciascuno sceglie per cercare di esprimersi al meglio è solo una conseguenza di quello che si cerca di raccontare e del momento particolare che si attraversa. Con questo voglio dire che non so se è fattibile pensare che con una formazione diversa e degli elementi sonori diversi la musica della band sarebbe diversa, credo che la risposta rimane sospesa a metà. Qualcosa cambierebbe ma molte altre rimarrebbero esattamente come possiamo apprezzarle in questo lavoro. E la giustificazione a tutto ciò sta nell'idea che è alla genesi di questo lavoro, alla voglia di raccontare un mondo che ci sta sfuggendo dal controllo dal punto di vista di tre musicisti che vorrebbero tutta un'altra realtà. 

Non c'è niente come il conflitto. Dove c'è conflitto c'è tensione, c'è la disperata ricerca di una soluzione o di una risoluzione. Questo Girls on Bikes Boys Who Sing è pieno di conflitto, di voglia di smuovere le acque perché si prenda coscienza di quello che non va nel nostro mondo. I Monophona non hanno bisogno di urlare, non hanno bisogno di essere cattivi ma il loro messaggio arriva lo stesso diretto, intenso e saggio. C'è la nostalgia in ogni linea di chitarra, c'è una dose di acidità in ogni base elettronica, c'è un profondo sentimento in ogni parola cantata, perché l'idea è quella di lasciare una traccia e così è.

Monophona

Tre brani che indicano molto bene quale sia la direzione voluta dalla band con questo disco sono:
Courage, brano d'apertura del lavoro che fa capire subito qual è il mood che accompagna l'intero lavoro. Per quello la chitarra è malinconica, la voce particolare, che regala un timbro unico, sembra quasi sussurrare le parole senza per quello perdere effettività. L'elettronica diventa un modo di condire tutto quanto.
Tick of a Clock è invece rabbioso, potrebbe sembrare il brano più spinto dell'intero lavoro ma la sua grazia sta nella sua capacità di andare da una parte all'altra con calma, con la consapevolezza che la voce urlata deve entrare solo in certi punti, e che dopo ci deve essere, per forza, il respiro. 
The Benefit of the Doubt ha invece un sapore molto più elettronico, è il trionfo del digitale sull'analogico ma dando ancora più grandezza al discorso musicale della band. E' un brano bellissimo, una di quelle canzoni che potrebbero essere usate in centinaia di spot pubblicitari perché hanno insieme alle parole un carico molto ricco di immagini. Bellissimo.


Ci sono due binari che viaggiano insieme, uno è quello del mondo reale, di quello che vediamo e viviamo sempre, un altro è quello di come vorremmo che le cose fossero, ed è un binario che nel tempo si sviluppa prendendo delle direzioni molto diverse. Asseconda il nostro modo di vivere, di crescere, di cambiare la volontà di quello che pensiamo sia il meglio per noi. Questo Girl on Bikes Boys Who Sing è un disco che parla proprio di come si distanziano questi due binari, di come qualcosa che sembrava che dovesse andare in una stessa direzione improvvisamente prende tutta un'altra destinazione. Questo disco diventa assolutamente interessante perché è la testimonianza di come i sogni si distanziano dalla realtà ma non per quello ci si smette di credere. Lavoro molto coraggioso, questo dei Monophona.

Voto 8/10
Monophona - Girls on Bikes Boys Who Sing
Kapitän Platte
Uscita 20.10.2017

venerdì 5 maggio 2017

Nihiling - Batteri: due è il numero

(Recensione di Batteri dei Nihiling)


L'equilibrio è un concetto fondamentale nella vita. Non c'è luce senza ombra, giorno senza notte, bene senza male. Qualunque cosa sembra destinata ad avere un opposto senza il quale non sa vivere. E' noi stessi come umani cerchiamo sempre quel contrasto, quel modo di coesistere prendendo da una parte e dall'altra. Sembrerebbe che la chiave stia nel mantenere un giusto dosaggio di entrambi le parti senza mai esagerare con uno dei due poli.

Il quarto disco dei tedeschi Nihiling, intitolato Batteri, in realtà non viene costruito su due opposti ma riesce a far convivere due parti molto diverse. La prima è una parte più vicina al concetto di "canzone", in quanto conta con la presenza importante delle voci e hanno una struttura di strofe e ritornello. La seconda parte, invece, da via libera alla parte più evocativa di un lavoro strumentale che si avvicina in modo importante al mondo del post rock, dove la capacità d'illustrare dei paesaggi sonori che si tramutano in immagine è molto presente. Un lavoro di due anime, quindi, ma che si mantiene in un perfetto equilibrio e dentro ad una encomiabile coerenza che non fa spiccare di più nessuna delle due parti.

Batteri

L'analisi che bisogna fare di questo Batteri diventa dunque doppio, oltre alle considerazioni generali che valgono per l'intero lavoro. 
Nella prima parte, primi quattro brani, i Nihiling mettono in gioco una serie di composizioni dove l'elettronica dialoga perfettamente sia con la parte rock del gruppo che con l'interessante, e bellissima, tessitura vocale. Sono dei brani che vanno dal post rock a quella, molto mal definita, dimensione indie rock. Sono brani divertenti per via della loro originalità, seducenti, perché giocano con i contrasti di voci maschili e femminili, e complessi, perché si nutrono di diversi elementi volendo, volutamente, sporcarsi. 
La seconda parte, invece, è esclusivamente strumentale ed in lei prevale l'aspetto post rock della band tedesca. Ma ancora una volta non si può dire che la musica del gruppo sia unidirezionale. Così come i titoli delle canzoni suggeriscono una serie di storie molto diverse, che vanno dalla solennità all'ironia, anche musicalmente accade lo stesso. I Nihiling sono camaleontici, pronti ad assumere le tonalità più adatte allo spazio che stanno attraversando.

E' questo contrasto tra le due parti di questo Batteri a essere la chiave di lettura di questo disco. Lo è perché si sviluppa in tante direzioni. Non soltanto nella netta divisione tra i due quartetti di canzoni che conformano questo lavoro ma anche dentro a queste stesse parti. I Nihiling sono molto bravi a mettere tanti elementi nei loro brani che giocano con un'aura mistica che poi decade completamente per abbracciare qualcosa di molto più goliardico. Per quello questo non è un disco serio, ma ciononostante non ha alcuna sbavatura, e nello stesso momento non è neanche un disco scherzoso, anche se musicalmente e testualmente c'è anche spazio per il gioco. Due anime inquiete che potrebbero sembrare opposte ed impossibili da mescolare, ma, invece, quello che viene fuori è questo accoppiamento azzardatissimo ma molto ben riuscito. 

Nihiling

Contando con queste due parti così nette e normale approfondire sia l'una che l'altra. 
Per la prima parte pesco due brani che ci permetteranno di capire quel contrasto sempre presente. Sono Ottersong e Power Rangers. Già il titolo lo dice tutto, la seconda non può essere che un'interpretazione ironica basata sul famoso, e spesso ridicolo, telefilm statunitense. Ottersong è bellissima, è un intreccio tra post rock piacevolissimo ed un'elettronica mai invasiva. Sorprende per come si evolve, per i luoghi che ci fa visitare. Power Rangers è un'evasione, un mondo che non esiste dove tutto acquista un'altro peso, molto più leggero, dove la crudeltà di certi sentimenti sembrano scomparire completamente. E' un gioco è la band si diverte, si diverte a mescolare voci, a passeggiare con la musica, a farci ballare anche se è l'ultima cosa che vorremmo fare, ma il ballo sarà un ballo sconosciuto.
Il binomio Idiot/Funeral è quello che scelgo per la seconda parte. Anche qua entrambi i titoli fanno capire che saranno molto diverse queste due canzoni ed è proprio così. Idiot è il brano più distorto dell'intero disco facendo confinare il post rock col  post metal. Ma è questo il modo di entrare nella mente di un idiota, spiegando la dimensione distorta nel vivere tutto quanto. Potrebbe sembrare una canzone rabbiosa ma non lo è. Funeral invece è dissacrante e solenne. In che altro modo si può spiegare un funerale? E' malinconica e triste ma mantenendo sempre i confini della cerimonia. Per quello servono arpeggi tristi, melodie malinconiche e atmosfere cupe, non per l'oscurità ma per la tristezza.



L'azzardo dei Nihiling è molto grande, hanno costruito una specie di split album ma che non ha due gruppi. Questo sdoppiamento presente in questo Batteri potrebbe sembrare forzato, strano, poco definito ed invece è molto coerente. Lo è perché in entrambe le parti ci sono stati costanti indizi che ci hanno permesso di capire al meglio l'altra parte. L'universo presente in questo disco è così ampio da essere fottutamente alle nostre vite. Chapeau.

Voto 8,5/10
Nihiling - Batteri
Kapitän Platte
Uscita 05.05.2017