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mercoledì 29 marzo 2017

1476 - Our Season Draws Near: un faro di luce lunare

(Recensione di Our Season Draws Near degli 1476)


Tutto e tutti siamo dei permanenti processi. La vita stessa è un processo indefinito che cerca di raggiungere certi obiettivi e certe idee. Quella che chiamiamo esperienza è un processo che ci porta ad arrivare a certi lidi. Il processo può avere diverse tappe e non è per forza lineare. Perché la distruzione è parte del processo, la rinascita, la ricostruzione. Sono tutti elementi fondamentali per conformare quel che siamo. Non dobbiamo mai fermare quel processo, perché è il motore che ci muove.

Our Season Draws Near

La musica degli 1476 mi è arrivata con forza l'estate scorsa, quando la Prophecy Productions mi diede la possibilità di ascoltare Wildwood/The Nightside, lavoro che metteva alla luce del grande pubblico i primi passi di questo duetto del New England. La mia recensione di quel lavoro la potete leggere qui.
Sono ben felice di avere adesso la possibilità di raccontarvi questo Our Season Draws Near perché sento che c'è una vibrazione particolare che si crea con questa band, una sorta d'incantesimo che si verifica per via della natura particolare dei due componenti di 1476. Se Wildwood/The Nightside era un lavoro "legnoso", nel senso che profumava di bosco, di natura, di saliscendi tortuosi di strade che tagliano in due il verde ed il marrone delle foreste, questo Our Season Draws Near sa di fuoco, di buio, del vento che profuma di mare. Si denota un grande passo in avanti dentro al lavoro creativo della band, che avendo un'identità ben definita approfondisce un discorso unico, scavando quanto è necessario per svelarci quello che si cella sotto terra.

Our Season Draws Near

Infatti questo Our Season Draws Near è un disco molto più incazzato, più "metal" dentro all'universo di suggestioni sonore portate avanti dai 1476. E' un disco "proibito", nel senso che sa di racconti stregati, di simboli pagani, del coraggio di avere una voce diversa in un passato intollerante. Perché la mente vola proprio lì, a quei tempi dove chi era diverso era accusato di essere un affigliato al demone, pagando, molto spesso, quella differenza di vedute, con la vita. Detto così questo potrebbe sembrare un classico disco di black metal ma c'è un aspetto fondamentale che porta tutto in un'altra direzione. La musica dei 1476 non è un manifesto di paganesimo ma è una profonda riflessione su quello che significa sentirsi diverso da tutto il resto. E' un disco profondamente introspettivo che trova dei legami con i nostri giorni. Perché, anche se molto cose sono cambiate nel tempo, ancora siamo vittime da un'intolleranza generale dove certi pensieri ed atteggiamenti vengono completamente ignorati. 

Our Season Draws Near


Già nella mia recensione scorsa sul lavoro dei 1476 avevo indicato che era molto difficile classificarli, perché le fonti musicali dalle quali questi due musicisti bevono sono tante e trovano un giusto equilibrio nelle loro creazioni. In questo Our Season Draws Near accade la stessa cosa, con la differenza che l'ago, questa volta, tende più verso la parte "metal". In tutti casi sono molto frequenti i contrasti tra l'acustico (l'intimo) e l'elettrico (l'esterno). Dunque posso dire che questo è un disco essenzialmente dark, dove quella definizione attraversa il folk, il rock e il metal. Infatti la bussola sembra portarci proprio lì, a quell'oscurità che si manifesta in tanti modi possibili. L'oscurità intima, che musicalmente può tradursi il quel dark folk, l'oscurità bella che viene celebrata, abbracciando quello che mi azzardo a definire come alternative dark rock, e l'oscurità aggressiva, senza diventare distruttiva, che viene fuori in quel dark metal che non ci deve portare a ingannarci paragonandolo con quello fatto da altri gruppi.
Difficile da definire per via dell'originalità, ma un aspetto che invece risalta subito è quello dell'importanza della voce, presente in tutte le canzoni essendo la vera guida di questo percorso, perché il compito di raccontare aspetta quasi esclusivamente a lei. Infatti la musica è un rafforzativo, un accento dato per approfondire l'ondata che ci investe.

Our Season Draws Near

Our Season Draws Near è poesia. Usa tutti gli strumenti a disposizione di un poeta per raccontare molto più oltre alle parole. Sa d'inverno, di vento, di neve, di sale, di notte e di luna. Di luna come una confidente che ogni tanto ci abbandona, ogni tanto non si vede, ma della quale abbiamo un bisogno spasmodico. I 1476 ci regalano queste nuove odi che parlano di solitudine, d'amore verso la natura, di tempi passati e, soprattutto, di libertà, di quella libertà che non si riesce mai a imprigionare o a mutilare, perché una mente libera è la potenza maggiore alla quale possiamo ambire.

1476

La varietà di questo lavoro è molto grande come vi ho illustrato in precedenza ma visto che ogni volta scelgo qualche brano che mi ha lasciato un'impronta maggiore, anche questa volta vi sottopongo un gruppetto di tre canzoni.
La prima è Ettins. Secondo brano del disco che sussegue un brano d'apertura acustica. Già con questa canzone si capisce che la band ha voglia di esprimersi con grande personalità. Per quello è energica, tribale, nostalgica ed esplosiva. Una corsa nel buio guidati dalla luna.
La seconda è Winter of Winds, preziosa nella sua capacità di introdurci in un mondo proibito e nascosto, di celebrazione oscura attesa con ansia. Una canzone che sa di rituale in mezzo al bosco, di strane danze intorno al fuoco. E' l'eco di un tempo che non c'è più.
L'ultima è Solitude (Interior). Contrapposta a Solitude (Exterior) è forse il brano più dissacrante dell'intero disco. Per quello è l'unico brano dove viene usata la voce growl, dettaglio tutt'altro che minore. E' un'anima devastata da una solitudine in parte cercata ed in parte imposta. E' affascinante vedere come, ancora una volta, la nostra natura interna possa essere messa a nudo.



Con Our Season Draws Near i 1476 danno una dimostrazione di forza, dove il loro processo di creazione di una loro impronta inequivocabile ha vissuto un passo fondamentale. Si sente la sicurezza e la forte personalità  della band che sa prendere gli elementi giusti per rafforzare la loro propria poetica. Così come il faro raffigurato sulla copertina del disco rimane l'impressione che loro ci saranno sempre, pronti a guidare con luce lunare i coraggiosi che si addentreranno nel buio di una notte invernale.

Voto 9/10
1476 - Our Season Draws Near
Prophecy Productions
Uscita 31.03.2017

sabato 23 luglio 2016

1476 - Wildwood/The Nightside: Quell'infinita voglia di libertà

(Recensione di Wildwood/The Nightside dei 1476)

Il 1476 non è stato un anno particolarmente importante. Qualche re spagnolo si è insediato sul trono, sono nate le suore dell'Ordine di Sant'Ambrogio, è stata introdotta la stampa in Inghilterra e il Duca di Milano è stato assassinato. Qualche personaggio storico è nato e qualcun altro è morto. Oltre a quello l'unico aspetto interessante che possiamo sottolineare è che è stato un anno bisestile come questo 2016. 




Non siamo impazziti dandoci alla storia invece di continuar a parlare di musica. No, quest'introduzione è doverosa perché oggi parliamo di un gruppo che ha scelto proprio quell'anno come nome. 1476 è un duo statunitense che nasce nell'Art Rock ma che, come vedremo in continuazione, si sposta su una serie di generi che tingono di nero le loro canzoni. Ma torniamo alla scelta del nome e a quei anni. 16 anni dopo l'America sarebbe stata "scoperta" aprendo di fatto una nuova epoca storica fatta di conquiste, di saccheggi e di scontro tra europei e le civiltà native del continente americano. Quel secolo da il passaggio dal Medioevo al Rinascimento ed è facile immaginare che la voglia di scoperte e di piccole grandi rivoluzioni era palpabile in una popolazione ancora sottomessa ai grandi poteri nobili. Sarà stato un grande shock tra l'ansia di libertà e la ferita, ancora aperta del sentirsi inferiori a quelli "prescelti da Dio". L'aspetto interessante è che questa contrapposizione di parti è anche presente nelle 15 tracce di questo lavoro, che s'intitola Wildwood/The Nightside. Dobbiamo indicare subito che il disco che ci è giunto tra le mani è il lancio mondiale di due dischi precedentemente auto prodotti nel 2012. Infatti i 1476 sono stati fino ad adesso un gruppo veramente underground perché sono sempre stati alla larga di case discografiche e da una visibilità maggiore. E' stata la tedesca Prophecy Productions a convincere la band a editare e distribuire questo disco. Per fortuna hanno accettato.

Wildwood/The Nightside è un lavoro molto originale e versatile che esalta le capacità dei due musicisti che conformano questo progetto, Robb Kavjian e Neil DeRosa. Infatti le composizioni non disdegnano la ricchezza di utilizzare molte tracce aggiungendo, all'occorrenza, strumenti che aiutino a creare le atmosfere cupe che il gruppo cerca di trasmettere. Loro vengono dal New England ed è facile immaginare con la loro musica quei paesaggi caratteristici di quella regione fatta di boschi e strade che salgono e scendono capricciosamente in mezzo alla nebbia invernale. Quest'imponente natura è onnipresente nei brani della band. E' una musica "legnosa" che nasce sempre da una matrice acustica di chitarra e batteria sopra la quale si aggiungono altri elementi. E' proprio quella aggiunta quella che da una tremenda originalità al gruppo, perché grazie a lei passa da essere un gruppo New Folk ad addentrarsi nelle acque del Dark Indie Rock, del Metal, della Dark New Wave, dell'Art Rock e del Post Rock. Le canzoni sono sorprendenti perché non rispondono ad un unico dettame e certe parti creano grande stupore. 




Non è, soltanto, la parte musicale, intessa come generi, quella che spicca in questo lavoro. Come abbiamo detto la musica dei 1476 è molto essenziale, è un riflesso della terra nella quale sono nati, ma improvvisamente si tinge di futurismo, si "europeizza". In diversi punti del disco una voce femminile fa le vesti di narratrice, ricordando dei lavori che confinano con lo Space Rock o il Psych Rock. Le canzoni si discostano dalla struttura più convenzionale per diventare ambient. Sono tutti questi elementi quelli che regalano la gioia di scoprire un gruppo fortemente originale che fa venire in mente un elenco infinito di paragoni che dopo pochi minuti si spengono. La loro musica è libera di limitazioni, spazia tra svariate sonorità senza essere, però, sconnessa. 

Vi consigliamo vivamente due tracce. Good Morning, Black Bird è la prima. Un brano sorprendente che ricorda a tratti la dark wave alla Cult o Morrissey per poi abbracciare un intermezzo strumentale che profuma di Anathema o Antimatter. Il secondo brano è quello di chiusura del primo cd e s'intitola The Golden Alchemy. E' la canzone più lunga del lavoro e non ha nulla a che fare col brano che vi abbiamo segnalato prima. Questa è una canzone ipnotica, futuristica, che passeggia senza problemi tra il post rock e il post metal. E' maestosa ed intensa.




E' una fortuna venir a conoscenza di gruppi come i 1476 perché la sfida di essere originali e coerenti non è sempre facile ma loro ci riescono in modo esemplare. Wildwood/The Nightside è un disco sorprendente dotato di una dinamicità che porta l'ascoltatore a seguire con attenzione lo svilupparsi del disco come quando si viene catturato da un film e non si può staccare gli occhi dallo schermo.

Voto 8,5/10
1476 Wildwood/The Nightside
Prophecy Productions
Uscita 22.07.2016

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